distesa di edifici

Il Consumo di suolo quanto ci costa?

Viene chiamato con un termine anglosassone sprawl urbano, tradotto in italiano è la città che cresce in modo rapido e disordinato. In Italia sono stimati 29 milioni di alloggi di cui 8 milioni sono considerati in eccesso rispetto alle richieste del mercato. La crisi terribile che ha colpito il settore edile nel 2009 ne è la prova. Nonostante tutto il consumo di suolo avanza inesorabile, secondo alcuni si cementificano ancora oggi circa 100 ettari di suolo al giorno.
Cit. Legambiente: “Il suolo è una risorsa non rinnovabile che l’uomo, con le sue attività, ‘consuma’: le abitazioni, le strade, le ferrovie, i porti, le industrie occupano porzioni di territorio trasformandole in modo pressoché irreversibile. Il ritmo di questi processi è cresciuto a parallelamente allo sviluppo delle economie: quello dell’aumento del consumo di suolo è un fenomeno globale, ma che è più problematico in paesi di antica e intensa antropizzazione come l’Italia, in cui, per la scarsità di suolo edificabile, l’avanzata dell’urbanizzazione contende il terreno all’agricoltura e spinge all’occupazione di aree sempre più marginali, se non addirittura non adatte all’insediamento, come quelle a rischio idrogeologico.”
Purtroppo il suolo sigillato dai manufatti edili, anche se successivamente rimossi, perde la sua fertilità, cioè la capacità di produrre generi per l’alimentazione umana e degli animali e molto difficilmente la recupera.
Ma come mettiamo in relazione il consumo di suolo con il consumo d’energia? Già nel 1973 uno studio americano “The costs of sprawl” e poi studi più recenti mettono in evidenza che la città diffusa, tipico modello di sviluppo urbano e rurale in Italia, non consente di ottenere economie di scala sufficienti a sviluppare un sistema di trasporto collettivo efficiente. E’ strutturalmente impossibile collegare in modo capillare un territorio costituito da edifici sparsi.
Anche le urbanizzazioni (reti gas, acqua, energia elettrica, strade ecc.) che devono raggiungere edifici sperduti e sparsi sul territorio hanno costi di costruzione e gestione più alti, rendendo la costruzioni di reti di teleriscaldamento o teleraffrescamento insostenibili economicamente.
Altro elemento molto importante è la minore efficienza energetica degli edifici con S/V (superficie disperdente dell’edificio in rapporto al volume riscaldato) tipico delle piccole cubature diffuse in Italia.
Un ultima considerazione; se viaggiate in Europa vi sarete accorti che quando attraversate la Germania o la Francia notate subito la differenza rispetto all’Italia: da loro centri abitati densi ogni 20-30 Km di campagna libera, da noi ovunque piccole cubature (ville, villette a schiera dappertutto). Per questo in Italia abbiamo un indice di motorizzazione che è il più alto al mondo (58 auto ogni cento abitanti) e siamo i più grandi consumatori di carburante procapite al mondo.

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